Chiara Ferragni. Filosofia di una influencer

Dalla quarta di copertina: Chiara Ferragni rappresenta molto di più di un progetto di marketing vincente. Chiara Ferragni incarna un romanzo di formazione per nuove generazioni, immerso fino al collo nella cultura di massa e nel sistema dei consumi. Dove la crescita personale va di pari passo con la crescita del fatturato e, viceversa, il successo economico si sposa con la felice realizzazione di sé.
Una storia confortante che risponde al desiderio disperato, sopito dentro ciascuno di noi, di essere unici e riconoscibili, di lasciare un segno del mondo, di scoprire un talento in cui eccellere e per il quale avere successo ed essere, finalmente, felici.

Acquistalo qui!

LA DIRITTA VIA / 2 – Gli ignavi e l’elogio dell’indifferenza

La seconda puntata della rubrica “La diritta via” su Il Riformista di giovedì 14 gennaio 2021 – Li incontriamo nell’anticamera dell’inferno, sono mischiati ai ‘neutrali’, “a quel cattivo coro di angeli egoisti, non ribelli a Dio ma neppur fedeli”.  “Coloro che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo”. Gli ignavi. Sono definiti così scomodando il termine latino “ignavus”, l’aggettivo composto da “in” privativo e “gnavus/navus” che significa attivo, operoso. 

Si tratterebbe dunque di persone pigre, di persone inattive. Pusillanimi? Non esattamente. Nel caso della Divina Commedia non ci si riferisce tanto all’attività fisica, quanto alla pigrizia sociale. L’ignavo dantesco è la persona che non fa scelte politiche. È uno che non affronta le conseguenze che potrebbero derivare dalla sua collocazione politica, se non addirittura partitica.

Incontrando i cosiddetti ignavi (un’attribuzione – in realtà – mai usata nella Divina Commedia, ma nata in seno alle interpretazioni successive), Dante li bolla come vili. 

Continua a leggere

Tecnica di un colpo di stato, da Malaparte a Trump

Articolo uscito su “Il Riformista” di sabato 9 gennaio 2020 – “Che a difendere la libertà ci si rimette sempre” scriveva Curzio Malaparte nella prefazione del suo Tecnica di un colpo di stato, un asciutto e raffinato saggio politico scritto in francese e pubblicato a Parigi nel 1931, arrivato in Italia soltanto nel 1948. Un caso letterario pericoloso – tanto che Mussolini e Hitler ne proibirono la diffusione – che andrebbe riscoperto e studiato alla luce delle folli giornate che hanno sconvolto l’America.  

Bisogna svegliare, scrive Malaparte molti decenni fa, qualche preoccupazione e qualche inquietudine “anche negli uomini liberi dei paesi meglio organizzati dell’Europa d’Occidente”. 

Da giornalista politico e scrittore camaleontico, Malaparte intuisce con lucidità i dati profondi di un’epoca ai suoi albori. Comprende che il colpo di stato è diventato un fenomeno essenziale della vita moderna. Nessuna società è immune da questo morbo, scrive all’inizio degli anni Trenta, nemmeno le democrazie parlamentari che hanno “un’eccessiva fiducia nelle conquiste della libertà”. In questa nuova realtà il problema dello stato non è più soltanto un problema di autorità: è anche un problema di libertà. Malaparte si pone una domanda moderna: “se i sistemi di polizia si rilevano insufficienti a difendere lo Stato contro un eventuale tentativo comunista o fascista, a quali misure può e deve ricorrere un governo senza porre in pericolo la libertà del popolo?”.

Gli storici ufficiali non hanno compreso questo fenomeno, perché hanno dimenticato un dato fondamentale: il colpo di stato è, prima di tutto, una costruzione tecnica. Da Catilina a Silla, da Bonaparte a Trotzky, da Mussolini a Hitler: non c’è alcuna differenza sostanziale tra i catilinari di destra e i catilinari di sinistra (per Malaparte i golpisti sono tutti figli del senatore romano Catilina accusato da Cicerone). Per mettere in atto un colpo di stato efficace, bisogna appropriarsi di una techne neutra.

Continua a leggere

LA DIRITTA VIA / 1 – Nella città dolente i peccati sono reati

LA DIRITTA VIA – La prima puntata della mia nuova rubrica uscita sabato 2 gennaio 2021 su “Il Riformista”. Una rilettura pop e garantista della Divina Commedia a settecento anni dalla morte di Dante – “Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura, / ché la diritta via era smarrita”. 

La “via diritta” che seguiremo in questa rubrica, mescolando l’immaginario dantesco con l’orizzonte culturale contemporaneo, è letteralmente la via del “diritto”. Il termine che abitualmente utilizziamo in ambito giuridico, infatti, deriva dal latino directum, “ciò che segue un movimento in linea retta”. Come suggerisce il lemma in tutte le lingue di matrice indoeuropea – l’inglese right, il tedesco recht e il francese droit – il diritto è ciò che segue un percorso rettilineo, è una strada senza curve, una via diritta senza deviazioni. 

Il diritto è la “via diritta” che si fa metafora di un comportamento conforme alle regole (morali oltre che giuridiche) che conduce alla rettitudine. 

Continua a leggere

Il bilancio di fine anno di Popsophia

Dicembre è il mese dei bilanci di fine anno. Il turbolento e meraviglioso 2020 di Popsophia l’ho raccontato in questa intervista uscita venerdì 4 dicembre su Cronache Maceratesi. E colgo l’occasione per ringraziare le tantissime persone che hanno lavorato tenacemente al nostro fianco perché fare cultura, realizzare eventi e aprire i teatri è l’unico modo per dare un senso a questi tempi difficili. È stato un 2020 eroico e il 2021 non ci spaventa! 

Il video riassunto di Biumor 2020

Continua a leggere

Biumor 2020: il programma

COMUNICATO STAMPA – Biumor, la Biennale Internazionale dell’Umorismo nell’Arte, tornerà a Tolentino i prossimi 28 e 29 novembre. Organizzato dall’Associazione culturale Popsophia e promosso dall’Amministrazione Comunale di Tolentino, l’evento – trasmesso in diretta streaming dal Teatro Vaccai sui siti www.biumor.comwww.popsophia.com e sull’emittente èTV del digitale terrestre – indosserà nuove vesti con una formula che intende trasformare le sfide dell’attualità in un’occasione per reinventarsi, con un mix unico di linguaggi massmediali, lectio pop e spettacoli filosofico-musicali. Il tema di questa edizione sarà ciò che per Voltaire era “la sola cosa che mi dà un’idea dell’eternità”: la stupidità. Come nell’accezione latina, stupēre coniuga lo stupore e la non comprensione: durante le due giornate si indagherà la stupidità nei prodotti culturali della società di massa.

Continua a leggere

Biumor 2020 – “La stupidità”

240X120 versione sito

COMUNICATO STAMPA – Il Covid non fermerà lo svolgimento di Biumor 2020, l’attesissimo appuntamento della filosofia dell’umorismo, dedicato questo anno al tema “la stupidità”. Il festival di Tolentino, promosso dall’Amministrazione Comunale ed organizzato dall’Associazione Popsophia, conserverà il programma previsto. Eventi inediti, che terranno a battesimo una formula organizzativa totalmente nuova, in grado di fronteggiare e superare le limitazioni dell’emergenza sanitaria. 

Il 28 e il 29 novembre 2020 andranno in onda i primi Philoshow Web di Popsophia: rendez-vous fortemente innovativi, registrati in diretta all’interno del meraviglioso teatro Vaccaj, che coniugheranno la magia dell’esibizione live e tutte le potenzialità del mondo televisivo e digitale. Un vero e proprio spettacolo online in esclusiva e in contemporanea sui portali web, sui canali social e sul network èTV.  

Continua a leggere

Adieu, Philippe!

Articolo uscito su “Il Riformista” del 3 settembre 2020 – Il dandy ha “il dono della facoltà di vedere” insieme alla “potenza di esprimere” – ha scritto Charles Baudelaire – ma è come un “sole al tramonto” perché emana un “ultimo bagliore di eroismo nei tempi della decadenza”. 

Una definizione su misura per il nostro Philippe Daverio, l’ultimo dandy di cui piangiamo oggi la scomparsa. Con i suoi panciotti policromi e il suo inconfondibile papillon, rappresentava un maestro di stile, la via eccentrica della critica d’arte nostrana, sempre attenta alla ricerca del bello ma con la capacità di raccontarlo in territori extra-accademici.   

Continua a leggere

Ennio Morricone e la voce della nostalgia

Schermata 2020-07-11 alle 08.07.12Articolo uscito su “Il Riformista” di sabato 11 luglio 2020 – Salvatore (interpretato magnificamente da Jacques Perrin) – un regista siciliano di successo, trapiantato a Roma da trent’anni – scopre che l’amico d’infanzia Alfredo è morto. Da qui parte un lunghissimo flashback che ci riporta nel secondo dopoguerra, in una Sicilia onirica e premoderna. Il piccolo Totò vive a Giancaldo, un paesino immaginario che assurge a luogo della memoria e del ricordo di un mondo perduto e schiacciato dal progresso.

nuovo-cinema-paradiso-oscar-30-anni-fa-copiaNon tornare più, non ci pensare mai a noi, non ti voltare, non scrivere. Non ti fare fottere dalla nostalgia, dimenticaci tutti. Se non resisti e torni indietro, non venirmi a trovare, non ti faccio entrare a casa mia. O’ capisti? Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del paradiso quando eri picciriddu” aveva detto Alfredo, ormai cieco dopo l’incendio del Nuovo Cinema Paradiso, al giovane Totò restio a lasciare la sua terra natia, l’immobile e bellissima Sicilia. Quando finalmente si convince a salire sul treno, partono note del brano di Ennio Morricone Infanzia e maturità.

Continua a leggere