TEDxVicenza – domenica 10 ottobre

Domenica 10 ottobre, ore 16:30, nella Sala del Ridotto del Teatro Comunale di Vicenza con 4 speaker per esplorare il tema della Verità. Verità individuali, verità scomode, verità nascoste o che riemergono con il passare del tempo. Il tema del secondo Salon di TEDxVicenza è complesso, ma allo stesso tempo cruciale, per individuare un terreno comune su cui costruire idee condivise.

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IL TEMPO RITROVATO – Il tema di Popsophia 2022

COMUNICATO STAMPA – PESARO 2022. POPSOPHIA ANNUNCIA IL TEMA DELLA PROSSIMA EDIZIONE. “Il tempo ritrovato” è il focus attorno al quale si rivolgerà la riflessione dell’edizione pesarese di Popsophia dall’1 al 3 luglio 2022.

Dopo aver percorso le vie dell’ebbrezza e del dionisiaco con “Paradisi artificiali” nel duecentesimo anniversario della nascita di Charles Baudelaire, Popsophia prende in prestito come suggestione l’opera di un altro grande scrittore francese: Marcel Proust. A cento anni dalla scomparsa dell’autore de “La Recherche” il festival vuole indagare, con gli strumenti e la cassetta degli attrezzi della filosofia e del pensiero, il tema del tempo. Quello passato, quello ritrovato, quello perso e quello desiderato. Una dimensione che ha appassionato scienziati e ricercatori, filosofi e scrittori, musicisti e artisti. Il tempo come chiave di lettura della contemporaneità a due anni dall’arrivo di quella pandemia che ha per sempre modificato la nostra percezione del tempo: dilatandolo durante il lockdown con le sue giornate infinite e tutte uguali e accelerandolo quando di ritorno alle nostre occupazioni abbiamo sentito la necessità di recuperare quello che ci  era stato tolto, con la sensazione di impotenza ed ineluttabilità che tutto passa e non può essere recuperato. 

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ROCKSOPHIA – Il video riassunto del festival

COMUNICATO STAMPA – Una scommessa: modificare un format che funzionava, a cui tutti erano affezionati, proprio nell’anno della celebrazione del decennale, cambiando perfino il nome, da Popsophia a Rocksophia. Quasi un’eresia, o un’ “acuta follia” come la direttrice artistica ha tradotto per la prima volta il neologismo Popsophia. Ma al termine di questa edizione densissima quella scommessa appare completamente vinta e la prova superata. 

IL VIDEO RIASSUNTO DI “ROCKSOPHIA”

Le tre serate di Rocksophia al Varco hanno entusiasmato un pubblico che in larga parte ha partecipato a tutti gli appuntamenti, riuscendo a cogliere il senso di un’operazione nuova e affascinante.La direttrice artistica traccia un bilancio alla fine di queste tre giornate che hanno avuto un prologo giovedì allo Shada con una lunga maratona filosofica che ha riunito gli amici del festival quella generazione nuova di giovani filosofi e filosofe che in barba all’Accademia hanno voluto arricchire la storia del pensiero di contenuti nuovi e popolari. “Rocksophia è stato un viaggio iniziatico – ha sottolineato la direttrice artistica Lucrezia Ercoli – tre serate che però erano un progetto unitario, come puntate di un unico film che abbiamo voluto costruire assieme al nostro pubblico che lo ha subito capito. Le parole chiave che avevamo scelto: cambiamento, crisi e rinascita, sono state le lenti con le quali abbiamo osservato questi nostri tempi per cercare, come dice Battiato, l’alba dentro l’imbrunire. Una rinascita che è stata un rito collettivo attraverso le tante voci che hanno calcato il palco. Il successo di pubblico, ma ancora di più i tanti commenti positivi di chi ci ha seguito e ha fatto di tutto per esserci ci rende orgogliosi di aver portato avanti questa novità”.

I dieci anni di Popsophia – dal 29 luglio al 1 agosto a Civitanova Marche

Nel 2011, dalla città di Civitanova nelle Marche, è partita una sfida culturale lunga un decennio. Un’operazione concettuale che è iniziata da una parola: l’ossimoro “Popsophia”, un termine che unisce due mondi apparentemente separati, quello della popular culture e quello della philosophia. È nato un movimento culturale con l’ambizione di analizzare l’immaginario contemporaneo con gli strumenti della filosofia e di contaminare la riflessione con i nuovi linguaggi di musica, cinema, teatro, sport, televisione, fiction, social media. Per festeggiare il decennale Popsophia, il festival diretto da Lucrezia Ercoli, organizza a Civitanova Marche un doppio appuntamento.

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“Dieci passi all’inferno”. Il mio nuovo libro!

DALLA QUARTA DI COPERTINA – Dieci passi nell’inferno giustizialista creato da Dante. Uno sterminato campionario di peccati e reati che ancora oggi sono punti di riferimento, nel bene e nel male, dell’immaginario collettivo e della sensibilità contemporanea. Un percorso critico nei gironi infernali che sfugge alla dicotomia tra specialismo pedante e divulgazione elogiativa che ha caratterizzato le celebrazioni del Dante/Monumento. Dieci passi nelle “vie smarrite” della Commedia come vero antidoto al sempiterno afflato moralista e ipocrita che permea il nostro senso comune. Il libro nasce dalla rubrica “La diritta via” uscita sulle pagine de “Il Riformista”.

L. Ercoli, Dieci passi all’inferno, Il lavoro editoriale, Ancona 2021.

Il libro è disponibile in tutte le librerie e gli store online. Acquistalo qui

INDICE DEL SAGGIO

INTRODUZIONE – La diritta via

ANTE INFERNO – Non ci sono più gli indifferenti di una volta 

PRIMO CERCHIO – Come sospesi in un limbo…

SECONDO CERCHIO – Tempesta d’amore  

TERZO CERCHIO – Un peccato di gola

QUARTO CERCHIO – La roba 

QUINTO CERCHIO – L’ira giusta o dell’indignazione totale

SESTO CERCHIO – Colui che leggerissimo era

SETTIMO CERCHIO – Colpevoli fino a prova contraria

OTTAVO CERCHIO – Viaggiare in una stanza  

NONO CERCHIO – Lunga vita ai traditori 

Baudelaire, nostro contemporaneo

Articolo uscito su “Il Riformista” di sabato 26 giugno. Per celebrare l’anniversario di Charles Baudelaire il tema dell’edizione pesarese di Popsophia è “Paradisi Artificiali” (il programma completo del festival si può vedere qui) – Duecento anni fa nasceva Charles Baudelaire. Un genetliaco che condivide con un altro grande scrittore della modernità e padre della letteratura francese, Gustave Flaubert, anche lui nato nel 1821. Un destino comune che si ripeterà nel 1857: Baudelaire pubblica la raccolta di poesie Les Fleurs du mal e nello stesso anno Flaubert dà alle stampe il suo capolavoro Madame Bovary. Due opere inattuali che rompono violentemente con la tradizione e che descrivono con potenza inaudita l’avvento della modernità. E per questo subiscono lo stesso destino: i libri sono condannati per immoralità e i loro autori sono trascinati in tribunale, accusati di oscenità. Flaubert viene assolto; Baudelaire, invece, condannato al pagamento di una multa salata oltre che all’epurazione di sei poesie dalla raccolta. 

Ma a duecento anni di distanza non si è spento il fuoco di quei versi. La fiamma di Baudelaire illumina la vita moderna, il suo sentire malinconico e contraddittorio è speculare al nostro. Da allora, non c’è generazione che non sia sprofondata in quel turbamento inquieto. “La mia giovinezza – nei versi della poesia Il nemico – fu soltanto una tenebrosa bufera traversata qua e là da brillanti soli”.

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LA DIRITTA VIA 11 / Lunga vita ai traditori!

L’ultima puntata della mia rubrica dantesca “La Diritta Via” su “Il Riformista” di venerdì 11 giugno 2021 – Si intravedono i vessilli, Vexilla regis prodeunt. Stiamo per toccare il punto più basso dell’aberrazione umana. Aspettiamo questo momento dall’inizio del viaggio. I Vexilla Inferni, i segni del re degli inferi, procedono verso di noi. Non sono quelli della vera Croce come negli inni del Venerdì Santo, ma del suo oppositore.

Siamo al centro dell’inferno. Siamo lungo uno dei cinque fiumi mitologici degli Inferi: il Cocito, il “fiume di ghiaccio”. 

L’ultimo canto, il trentaquattresimo. Dante e Virgilio vengono al cospetto del principio di ogni male, Lucifero

Spira un vento freddo da rabbrividire e le ombre dei dannati sono tutte affondate nel ghiaccio, e si intravedono come pagliuzze sottovetro.

Il luogo più freddo e desolato dell’universo. È la Giudecca. Il termine indica il quartiere ebraico (dal latino judaeus). Nella Giudecca gli ebrei venivano anticamente confinati. Omen est nomen. Cosa c’è di più inospitale di un quartiere ebraico? Con buona pace del politicamente corretto.

Nella ghiaccia della “Judaica” le anime sono sdraiate, a testa in su o in giù, diritte o rovesciate, ma tutte cristallizzate e silenziose. Tutte anonime. Nessun dannato viene individuato da Dante, né tantomeno da Virgilio. 

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