Elogio del buonumore e buoni propositi per il 2017

La più coraggiosa decisione che prendi ogni giorno
è di essere di buonumore.
Voltaire 

586b671ccae43.pngArticolo apparso su l’Unità del 3 gennaio 2017.
Conservare il buon umore
. In tempi attraversati da conflitti insanabili, il buonumore accomuna Renzi ai tormenti del Youg Pope e svetta in cima ai buoni propositi per il nuovo anno. Ma il buonumore, oggi, è merce rara.

La satira dei nostri tempi bui, infatti, si è spesso trasformata in mero sarcasmo fondato sul dileggio e sull’offesa. L’ironia si è deformata in caustica derisione che disprezza ostentatamente l’oggetto di cui si occupa, in ghigno corrosivo incapace di nascondere l’odio settario di chi si prende troppo sul serio. Una risata, questa, che sfocia immancabilmente in un dilagante malumore. L’anticamera dell’indignazione e dell’antipolitica. La sarcastica denuncia del malaffare, infatti, si limita a proclamare il ruolo salvifico del comico, ad autoeleggersi giudice morale dei tempi.

“Il malumore – scrive, con incredibile modernità, Shaftesbury nella sua famosa Lettera sull’entusiasmo datata 1707 – induce un uomo a pensare seriamente che il mondo sia governato da una potenza diabolica e che ridere equivalga a una blasfemia”. Al malumore del fanatico bisogna rispondere con il gioioso buonumore di chi si prende poco sul serio. Alla risata aggressiva, reazione ferina simile a quella dell’animale che digrigna i denti per difendersi, si deve contrapporre una risata socievole, che conservi il segreto della sua libertà. Soltanto il buonumore, conclude Shaftesbury, è capace di sconfiggere l’intolleranza. Soltanto la “presa in giro”, la “libertà di canzonare senza offendere” può annientare definitivamente il fanatismo. Continua a leggere

Crollano le certezze. Filosofia della catastrofe da Lisbona alle Marche

Editoriale uscito sulla prima pagina de l’Unità di martedì 1 novembre 2016

“Dapprima s’udì provenire dalle viscere della terra un rombo come di tuono, subito dopo una violenta scossa abbatté gran parte della città”. Queste parole potrebbero riferirsi al devastante terremoto che ha colpito il centro Italia la mattina del 30 ottobre. In realtà si riferiscono a uno degli eventi più tragici e traumatici di tutta la storia europea: il terremoto di Lisbona avvenuto il primo novembre del 1755.

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Il devastante terremoto di Lisbona nel 1755

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