Fenomenologia sanremese di Maria De Filippi

immagini.quotidiano.net.jpegl’Unità 9/02/2017 – “Non cambi mai, non cambi mai, non cambi mai. Chiamami tormento dai”. Le parole di Mina e Alberto Lupo descrivono bene le prime puntate del carrozzone sanremese. Il format è sempre lo stesso – lungo, noioso, a tratti imbarazzante – molto al di sotto dello standard estetico del grande spettacolo televisivo di ultima generazione. Ma affinché l’operazione tormentone vada in porto, c’è bisogno di introdurre una novità da dare in pasto alla critica. Insomma, il solito “deve cambiare tutto, perché niente cambi”, parafrasando Tomasi di Lampedusa.

La novità del 2017 è chiara e ha un nome e un cognome: Maria De Filippi. La sua voce roca, il suo tono imperturbabile, il suo sorriso inquietante, il suo portamento sgraziato, la sua naturale ineleganza. Sul palco dell’Ariston è arrivato lo stile inconfondibile di un’icona televisiva amata e odiata con uguale intensità. Queen Mary, come previsto, è diventata la protagonista indiscussa di cui tutti parlano, lasciando Carlo Conti sotto il mantello dell’invisibilità.

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