LA DIRITTA VIA 10 / Invito al viaggio

La decima puntata della mia rubrica dantesca su “Il Riformista” di mercoledì 12 maggio –Di tante fiamme tutta risplendea l’ottava bolgia”. Tante fiammelle vaganti si muovono per il fossato come “lucciole giù per la vallea”. E “ogne fiamma un peccatore invola” e “si move ciascuna per la gola del fosse”. “Dentro dai fuochi son li spirti; catun si fascia di quel ch’elli è inceso”: i dannati sono nascosti all’interno di quelle fiamme che li bruciano dall’interno.  

Giorgio De Chirico, Il ritorno di Ulisse

Mi dolsi” confessa Dante perché in quelle fiammelle ci sono uomini di ingegno, uomini nobili e degni di fama che peccarono abusando proprio della dote dell’intelligenza. Il canto XXVI dell’Inferno, infatti, è dedicato alla bolgia dell’VIII cerchio che raccoglie i consiglieri fraudolenti, coloro che hanno ingannato il prossimo per favorire la propria grandezza o quella della propria parte politica. 

Chi in vita è stato bruciato dalla tentazione dell’astuzia, per contrappasso, trascorre l’eternità dentro una fiamma incandescente, colpevole di aver preferito l’intelligenza alla virtù, la scaltrezza alla morale. Un rapporto tra peccato e pena motivato anche dalla somiglianza lessicale tra calliditas (astuzia) e caliditas (calore). 

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