LA DIRITTA VIA 9 / La selva dei suicidi

Canto XIII, illustrazione di Gustave Doré

Nona puntata della mia rubrica “La diritta via”, l’articolo è uscito su “Il Riformista” di sabato 24 aprile – Dante e Virgilio si trovano in un bosco che “da neun sentiero era segnato”. I due poeti si addentrano in una selva dove gli alberi sono di “color fosco”, con rami “nodosi e ‘nvolti”. Una foresta buia, senza fiori e senza foglie, piena di “aspri sterpi” di spine velenose. 

Siamo nel settimo cerchio dell’inferno, quello dove sono confinati i violenti. All’inizio del canto XIII, il centauro Nesso ha condotto Dante al di là del fiume Flegetonte, il fiume di sangue del primo girone, dove erano immersi gli assassini, coloro che hanno compiuto violenza contro gli altri, tormentati dalle frecce dei centauri. 

Ora si apre lo scenario da incubo del secondo girone, destinato a coloro che hanno fatto violenza contro se stessi. Siamo nella selva dei suicidi. Sui occidio, letteralmente “uccisione di se stessi”. Il termine, malgrado le apparenze, non esiste nel latino classico.

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