Terremoto, un anno dopo


Il mio articolo per il blog del Corriere della Sera “Solferino28” dopo un anno dalle scosse del 30 ottobre 2016 – Eravamo piccoli quando a Macerata tra i banchi di scuola ci sorprese la scossa potente che coinvolse l’Umbria e le Marche nel 1997. Ormai è un ricordo lontano, contaminato dalla nostalgia dell’infanzia. Nel 2009 facevamo l’università fuori dalle Marche quando il terribile sisma dell’Aquila ci riempì di preoccupazione per i tanti amici che proprio lì studiavano e vivevano in quei giorni difficili.
Chi come me ha 29 anni ed è nato e cresciuto nell’omphalos Italiae, convive con il terremoto da sempre: ha imparato a prevederlo dalle esercitazioni con le maestre delle elementari, ha imparato a conoscerlo mediante i racconti tramandati a casa dai genitori, ne ha sperimentato la paura sulla propria pelle.
Eppure, a un anno di distanza da quando il terrae motus è tornato a colpire l’Umbria e le Marche accanendosi con le piccole e fragili città della nostra provincia di Macerata, siamo più impauriti e sconvolti. E non soltanto per il ricordo dell’intensità inaudita delle scosse.

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Crollano le certezze. Filosofia della catastrofe da Lisbona alle Marche

Editoriale uscito sulla prima pagina de l’Unità di martedì 1 novembre 2016

“Dapprima s’udì provenire dalle viscere della terra un rombo come di tuono, subito dopo una violenta scossa abbatté gran parte della città”. Queste parole potrebbero riferirsi al devastante terremoto che ha colpito il centro Italia la mattina del 30 ottobre. In realtà si riferiscono a uno degli eventi più tragici e traumatici di tutta la storia europea: il terremoto di Lisbona avvenuto il primo novembre del 1755.

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Il devastante terremoto di Lisbona nel 1755

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