LA DIRITTA VIA/3 – Siamo in un Limbo

Vi è un luogo di sospiri che fanno tremare l’aria etterna. Un dolore insopportabile per l’eternità, non provocato da pene fisiche, ma insostenibile nell’animo. Un malanimo che sale da una folla addolorata “d’infanti e di femmine e di viri”. Gente che sanza speme vive in disio” e che staziona nel luogo più buio della Divina Commedia, gente di molto valore “che ’n quel Limbo eran sospesi”

Il Limbo, dal latino limbus ‘orlo, bordo’; di più non sappiamo di questa parola di origine sconosciuta. Un bordo, un margine, un orlo, un limite. Un al di qua e un al di là del fiume Acheronte, le acque destinate per l’eternità a separare il mondo dei vivi dagli inferi. Una soglia che ha rappresentato, in tutte le culture del mondo occidentale, la transizione dalla vita alla morte, il primo viaggio senza ritorno verso l’Oltretomba. 

Il termine e il luogo non li ha coniati Dante, anche se all’inizio del Trecento il Limbo era stato inventato da poco. Questo inferno più mite, maturato a partire dall’espressione limbus inferni usata dai teologi occidentali alla fine del XII secolo, racconta il “destino dell’umanità non battezzata ma innocente: un’umanità il cui statuto divenne così residuale” come scrive Chiara Franceschini nella sua imponente e documentata Storia del limbo, da Agostino a Lutero. 

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