LA DIRITTA VIA / 2 – Gli ignavi e l’elogio dell’indifferenza

La seconda puntata della rubrica “La diritta via” su Il Riformista di giovedì 14 gennaio 2021 – Li incontriamo nell’anticamera dell’inferno, sono mischiati ai ‘neutrali’, “a quel cattivo coro di angeli egoisti, non ribelli a Dio ma neppur fedeli”.  “Coloro che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo”. Gli ignavi. Sono definiti così scomodando il termine latino “ignavus”, l’aggettivo composto da “in” privativo e “gnavus/navus” che significa attivo, operoso. 

Si tratterebbe dunque di persone pigre, di persone inattive. Pusillanimi? Non esattamente. Nel caso della Divina Commedia non ci si riferisce tanto all’attività fisica, quanto alla pigrizia sociale. L’ignavo dantesco è la persona che non fa scelte politiche. È uno che non affronta le conseguenze che potrebbero derivare dalla sua collocazione politica, se non addirittura partitica.

Incontrando i cosiddetti ignavi (un’attribuzione – in realtà – mai usata nella Divina Commedia, ma nata in seno alle interpretazioni successive), Dante li bolla come vili. 

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LA DIRITTA VIA / 1 – Nella città dolente i peccati sono reati

LA DIRITTA VIA – La prima puntata della mia nuova rubrica uscita sabato 2 gennaio 2021 su “Il Riformista”. Una rilettura pop e garantista della Divina Commedia a settecento anni dalla morte di Dante – “Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura, / ché la diritta via era smarrita”. 

La “via diritta” che seguiremo in questa rubrica, mescolando l’immaginario dantesco con l’orizzonte culturale contemporaneo, è letteralmente la via del “diritto”. Il termine che abitualmente utilizziamo in ambito giuridico, infatti, deriva dal latino directum, “ciò che segue un movimento in linea retta”. Come suggerisce il lemma in tutte le lingue di matrice indoeuropea – l’inglese right, il tedesco recht e il francese droit – il diritto è ciò che segue un percorso rettilineo, è una strada senza curve, una via diritta senza deviazioni. 

Il diritto è la “via diritta” che si fa metafora di un comportamento conforme alle regole (morali oltre che giuridiche) che conduce alla rettitudine. 

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