Tecnica di un colpo di stato, da Malaparte a Trump

Articolo uscito su “Il Riformista” di sabato 9 gennaio 2020 – “Che a difendere la libertà ci si rimette sempre” scriveva Curzio Malaparte nella prefazione del suo Tecnica di un colpo di stato, un asciutto e raffinato saggio politico scritto in francese e pubblicato a Parigi nel 1931, arrivato in Italia soltanto nel 1948. Un caso letterario pericoloso – tanto che Mussolini e Hitler ne proibirono la diffusione – che andrebbe riscoperto e studiato alla luce delle folli giornate che hanno sconvolto l’America.  

Bisogna svegliare, scrive Malaparte molti decenni fa, qualche preoccupazione e qualche inquietudine “anche negli uomini liberi dei paesi meglio organizzati dell’Europa d’Occidente”. 

Da giornalista politico e scrittore camaleontico, Malaparte intuisce con lucidità i dati profondi di un’epoca ai suoi albori. Comprende che il colpo di stato è diventato un fenomeno essenziale della vita moderna. Nessuna società è immune da questo morbo, scrive all’inizio degli anni Trenta, nemmeno le democrazie parlamentari che hanno “un’eccessiva fiducia nelle conquiste della libertà”. In questa nuova realtà il problema dello stato non è più soltanto un problema di autorità: è anche un problema di libertà. Malaparte si pone una domanda moderna: “se i sistemi di polizia si rilevano insufficienti a difendere lo Stato contro un eventuale tentativo comunista o fascista, a quali misure può e deve ricorrere un governo senza porre in pericolo la libertà del popolo?”.

Gli storici ufficiali non hanno compreso questo fenomeno, perché hanno dimenticato un dato fondamentale: il colpo di stato è, prima di tutto, una costruzione tecnica. Da Catilina a Silla, da Bonaparte a Trotzky, da Mussolini a Hitler: non c’è alcuna differenza sostanziale tra i catilinari di destra e i catilinari di sinistra (per Malaparte i golpisti sono tutti figli del senatore romano Catilina accusato da Cicerone). Per mettere in atto un colpo di stato efficace, bisogna appropriarsi di una techne neutra.

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Curzio Malaparte e l’estetica della crudeltà

Martedì 13 novembre 2018 – ore 17.30
Ridotto del Teatro Civico di Tortona – Via Ammiraglio Mirabello 1 – Tortona

Curzio Malaparte e l’estetica della crudeltà

con Lucrezia Ercoli

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Martedì 13 Novembre alle 17,30, nel ridotto del Civico, all’interno del ciclo di lezioni dedicato ai classici della filosofia, organizzato dal Gruppo di ricerca Chora, e dedicato quest’anno a personaggi del pensiero contemporaneo, che, per le posizioni in controtendenza che assunsero, furono ai loro tempi considerati «intellettuali maledetti». Lucrezia Ercoli parlerà sul tema «Curzio Malaparte e l’estetica della crudeltà».

Libero in prigione

Schermata 2017-06-06 alle 12.31.05.pngQuest’anno ricorre il 60° anniversario della morte di Curzio Malaparte. Per l’occasione pubblico l’introduzione del mio “Philosophe malgré soi. Curzio Malaparte e il suo doppio”, il saggio che nel 2011 ho dedicato al geniale e camaleontico scrittore toscano (il libro integrale si può acquistare qui). Parlerò dell’eccentrica filosofia di questo scrittore maledetto venerdì 16 giugno 2017, al palazzo Datini di Prato, la sua città natale (tutte le info qui).

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La filosofia di Curzio Malaparte

 PRATO – Palazzo Datini |VENERDì 16 GIUGNO – ore 21

Schermata 2017-06-02 alle 08.22.54.pngLibero in prigione.
La filosofia di Malaparte

con Lucrezia Ercoli, docente dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila e direttrice del Festival “Popsophia”

Nel suo libro Philosophe malgré soi. Curzio Malaparte e il suo doppio (Edilet, 2011), Lucrezia Ercoli ha ricostruito la filosofia implicita nell’opera letteraria di Malaparte. Lo scrittore pratese ha tratteggiato una visione del mondo e una concezione della vita tese a mostrare la realtà duplice e ambigua della sua epoca. Un pensatore camaleontico capace di contenere tutte le inquietudini filosofiche del primo Novecento.

Checco Zalone e l’Italia barbara

Articolo apparso su l’Unità del 30/12/2015

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Ridere e far ridere è un’attività molto seria che merita quella considerazione su cui la cultura italiana rimane ancora reticente. “Analizzare la comicità è come dissezionare una rana. Interessa a poche persone, e la rana muore”. Fuor di metafora: non appena si tenta di interpretare ciò che il riso rappresenta per la condizione umana, questo scompare. O peggio: riflettere sulla comicità rende tristi e malinconici.

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