LA DIRITTA VIA 8 / Le tombe degli epicurei

Les Alyscamps di Van Gogh

Ottava puntata della mia rubrica “La diritta via”, l’articolo è uscito su “Il Riformista” di giovedì 7 aprile – Varcata la soglia della città di Dite, si apre una “grande campagna”. Una pianura desolata e spettrale, “piena di duolo e di tormento”. Una terra disseminata di “sepulcri”. Un immenso cimitero, una città dei morti medievale. Stile Les Alyscamps, prototipo insuperabile della necropoli che ci portiamo dentro. 

“Tutti li lor coperchi erano sospesi”. Dai sepolcri escono “sì duri lamenti, che ben parean di miseri e d’offesi”. Sono i “sospiri dolenti” de “li eresiarche con lor seguaci, d’ogne setta”.

Nelle arche fiammeggianti giacciono gli eretici, “Tra li avelli fiamme erano sparte”. Spiriti ardenti in vita che, per contrappasso, ardono anche da morti. E non poteva essere diversamente visto che molti di loro erano stati arsi vivi nelle pubbliche piazze dalla furia dell’ortodossia religiosa. 

L’eresia è l’ombra di Banco del sapere cattolico. L’insopprimibile critica delle dottrine teologiche, che periodicamente rimette in discussione i testi sacri. Dante non parla di Catari e di Valdesi ben presenti nella Firenze del suo tempo, ma appena può esalta San Domenico (canto XII del Paradiso che “ne li sterpi eretici percosse”) e si ripara dalla temibile inquisizione domenicana.

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