LA DIRITTA VIA/4 – Tempesta d’amore

William Dyce, Francesca da Rimini (1837)

La quarta puntata della rubrica “La diritta via” su Il Riformista di mercoledì 10 febbraio 2021 – “In quel luogo privo di luce / si urlava come il mare tempestoso, / agitato da venti contrari”. Questo è il primo vero scenario infernale. Buio pesto e aria pesante. 

Un gran vento agita e percuote le anime dei dannati: “Una bufera mai doma/ travolgeva nel turbinio gli spiriti, tormentandoli e sbattendoli con violenza”. Questa è la prima pena da cui risalire alla colpa dei condannati. 

“Intesi ch’a così fatto tormento / enno dannati i peccator carnali”. Sono i lussuriosi e, a una prima lettura, queste anime dovrebbero espiare nella bufera il peccato della carne. Anche per loro si applicherebbe la legge del contrappasso che governa l’aldilà infernale: la regola secondo cui la pena esprime l’esatto contrario della colpa (dal latino contra e patior, patire il contrario). La punizione come l’opposto della colpa in vita. 

Ma se consideriamo meglio le cose, non siamo certo di fronte a una punizione così pesante ed esemplare. Dante anticipa la tolleranza dei moderni, è benevolo verso le passioni carnali. Il girone è quello più lontano dal centro dell’inferno e la condanna è tutto meno che terribile. In effetti, la pena è affine al peccato; è proprio il suo equivalente. I lussuriosi vengono trascinati in una grande tempesta, come in vita si sono lasciati trasportare da una libidine smisurata. Anche Saffo aveva descritto la passione “come un vento che si abbatte sulle querce sulla montagna”.

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