Dio gioca a dadi – 2009

Lucrezia Ercoli
Dio gioca a dadi 
Intersezioni novecentesche tra matematica arte e filosofia
Tuttoingioco, Civitanova Marche 2009389-Relativity-1953-Lithographm.jpg

INTRODUZIONE

Albert Einstein, nel 1926, scrive a Max Born: «Dio non gioca a dadi col mondo»1. Non accetta che il mondo sia un grande gioco governato dal Caso e trova «molto sgradevole […] che ci siano leggi statistiche con delle soluzioni determinate, cioè leggi che costringano Dio a lanciare i dadi in ogni singola occasione»2.

Einstein, cioè, non si rassegna di fronte alla scoperta di fenomeni indeterministici che possono essere espressi solo in termini di probabilità: pretende che la scienza dica com’è fatto oggettivamente il mondo, senza se e senza ma.

Le affermazioni del più grande scienziato del Novecento evocano un’immagine perturbante che ha origini antiche: il mondo è una grande “scacchiera” in cui si gioca un’eterna partita di cui non possiamo conoscere il risultato. Leopardi, riprendendo quest’immagine, scrive: «la natura crudel, fanciullo invitto,/ il suo capriccio adempie, e senza posa/ distruggendo e formando si trastulla»3.

Soltanto una disciplina si era mostrata indenne dal pericolo di questa “infantile” incertezza: la matematica. «Sia che io vegli o che dorma – dice Cartesio – due e tre uniti formeranno sempre il numero cinque. […] L’aritmetica, la geometria e le altre scienze di questo tipo […] contengono qualcosa di certo e di indubitabile»4.

Nel Novecento – il secolo maledetto dove tutte le affermazioni sono precedute dal “forse” – anche la matematica, ultima roccaforte della Verità, non parla più di assolute certezze ma di infinite possibilità. Con le geometrie non-euclidee e i teoremi di incompletezza di Gödel, duemila anni di leggi e standard oggettivi sembrano sgretolarsi.

La matematica, cioè, riflette su se stessa: trova al suo interno quelle “incertezze” e “incompletezze” da cui si sentiva immune. «Per più di due millenni – ha scritto il matematico Carlo Cellucci – si è pensato che la matematica fosse un insieme di verità assolutamente certe, ma oggi è diventato chiaro che questa è un’illusione. Al pari di ogni altro insieme di conoscenze umane la matematica è solo un insieme di proporzioni plausibili»5.

Con la crisi della scienza astratta e perfetta, frana l’unica vera “religione” dell’uomo moderno.

Ma non tutto il male viene per nuocere. La decostruzione delle “verità” del passato ha permesso la nascita di nuovi paradigmi e di nuovi punti di vista. La matematica senza certezze, infatti, si è incontrata con le altre “instabilità” del Novecento: l’arte e la filosofia.

NOTE:

1 «La meccanica quantistica è degna di rispetto. Ma una voce interiore mi dice che non è la chiave del mistero. La teoria dà grandi frutti, ma non ci avvicina di sicuro ai segreti del Grande Vecchio. In ogni caso sono convinto che Dio non giochi a dadi col mondo. […] Se proprio ci sono costretto posso anche immaginarmi che Dio abbia creato un mondo privo di leggi fisiche rigorose: il caos, insomma» (P.A. Schlipp (a cura di), Einstein, scienziato e filosofo, Einaudi, Torino 1958, p. 62).

2 P.A. Schlipp (a cura di), Einstein, scienziato e filosofo, cit., p. 62.

3 G. Leopardi, Palinodia al marchese Gino Capponi, in G. Leopardi, Canti, a c. di M. Fubini, Loescher, Torino 1968, p. 234.

4 Cartesio, Meditazioni metafisiche, in Cartesio, Opere, Laterza, Bari 1967, p. 202.

5 C. Cellucci, La filosofia della matematica del Novecento, Laterza, Roma-Bari 2007.