Con quella bocca può dire ciò che vuole

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 “Con quella bocca può dire ciò che vuole”. Con questa frase e con un primo piano delle labbra perfette di Virna Lisi si chiudeva la pubblicità del dentifricio Chlorodont nel Carosello del 1957. Ed è stato proprio questo slogan ideato da Marcello Marchesi che, unito al suo neo sensuale vicino alla bocca, ha dato metaforicamente inizio alla popolarità di Virna Lisi, una delle dive italiane più amate di tutti i tempi.

Virna Pieralisi (questo il suo vero cognome) nasce ad Ancona l’8 novembre 1936. E dopo aver trascorso l’infanzia a Jesi, si trasferisce a Roma con la famiglia dove inizia giovanissima la sua carriera. Impossibile anche solo elencare tutte le sue apparizioni. La Lisi, infatti, è un’attrice che ha dimostrato un talento incredibilmente versatile. In teatro con Giorgio Strehler, Michelangelo Antonioni e Luigi Squarzina. In televisione, dagli sceneggiati RAI, alle ultime presenze in fiction di successo (Le seguitissime stagioni di Caterina e le sue figlie). Al cinema, dalla commedia d’autore (Signore e signori di Pietro Germi del 1966 che vince la Palma d’oro) fino alle interpretazioni drammatiche (La severa Caterina de Medici che, nel 1994, le valse il Prix d’interprètation fèminine a Cannes o l’esemplare madre e nonna in Buon Natale, Buon anno di Luigi Comencini, fino all’intensa interpretazione di Va’ dove ti porta il cuore tratto dal best seller della Tamaro e girato da Cristina Comencini). Una vita professionale densa di ininterrotti riconoscimenti.

La straordinarietà della carriera di questa attrice – che è venuta a mancare all’età di 78 anni il 18 dicembre 2014, dopo aver attraversato sessant’anni di cinema e aver raggiunto una fama internazionale – si racchiude nella sua ineffabile capacità di rovesciare il suo stereotipo di partenza: un sorriso privo di spessore. La Lisi, al contrario, è riuscita a liberarsi dai pregiudizi che gravitano intorno alla bellezza femminile, usandola sapientemente e riempiendola di profondità, eleganza e acume.

La donna dal sorriso perfetto, quindi, ha dimostrato – fin dall’inizio della sua carriera – ciò che non ci si aspettava da lei: saggezza, serietà, maturità. Non si cura troppo di conquistare la simpatia del pubblico. Non rinuncia all’ambizione e alla visibilità, ma evita di cadere nelle facili e seducenti illusioni della notorietà. Oriana Fallaci, che ha firmato forse la più bella intervista alla giovanissima attrice marchigiana, ha colto in poche righe un suo ritratto intramontabile: un “volto duro, deciso”, un volto “senza tenerezze o indulgenze, con due occhi freddi, attenti, maschili, gli occhi di una che sa quel che esige e non si perde in metafisiche angosce”.

“Io attendo con impazienza le rughe: la gente mi prenderà più sul serio e potrò interpretare ruoli più intelligenti”, aveva dichiarato. Nella seconda fase della sua carriera aveva acquistato ulteriore consapevolezza, conquistato uno stile naturale e maturo, una maggiore sensibilità interpretativa, una sempiterna bellezza arricchita dal tempo. Virna Lisi è diventata, anno dopo anno, la donna più bella del mondo.

Per descrivere ciò che della sua biografia si è sedimentato nel nostro immaginario collettivo si dovrebbe rubare il sottotitolo dell’autobiografia di Friedrich Nietzsche. D’altronde la connessione con il filosofo tedesco non è forzata: nel film di Liliana Cavani Al di là del bene e del male nel 1977 la Lisi interpreta proprio la sorella del filosofo Elisabeth Förster-Nietzsche.

“Diventare ciò che si è”: Virna Lisi, anno dopo anno, non ha mai tradito la sua identità, la sua vita personale e le sue scelte professionali sono state orientate da questa fedeltà a se stessa e ai suoi valori.

Un’autenticità che ha dimostrato dicendo molti “no”. Ne è un fulgido esempio la sua esperienza a Los Angeles. Virna Lisi, infatti, era riuscita ad arrivare a Hollywood e a ottenere un contratto in esclusiva per Paramount. Ma nei ruoli di bambola sexy che le proponevano – come la memorabile scena del film Come uccidere vostra moglie in cui esce dalla torta di compleanno di Jack Lemmon in bikini – non si sente valorizzata. Appunto, non si sente se stessa.

“Non mi divertivo – ha dichiarato in un’intervista – Così dissi no e con gli americani iniziò la rumba. Riunioni, minacce legali, avvocati sul piede di guerra”. Insomma, quando Hollywood vuole farla diventare un’altra – la copia sbiadita di Marilyn – lei rifiuta. Si tira indietro prima di cedere sulla propria identità. Senza compiere quel passo in più che l’avrebbe allontanata dal suo saldo baricentro. Senza compromessi. E dopo tre anni e quattro film torna in Italia dalla sua famiglia, da suo marito Franco Pesci e da suo figlio Corrado. Rinunciando anche al ruolo di Barbarella, la fortuna di Jane Fonda.

Virna Lisi è la “diva” che ha contraddetto il “divismo”: una donna – solare, ma riservata; dolce, ma severa – che non ha mai dato adito a pruriginosi scandali mediatici che avrebbero compromesso la sua vita privata o infranto la sua moralità. Nel caleidoscopio degli effimeri vizi della moderna società dello spettacolo, Virna Lisi si rifugia in antiche e nobili virtù dimenticate. Si colloca idealmente in un’aristocrazia dello spirito ai tempi della società di massa.

Per questo Virna Lisi è un’icona molto amata dalle giovani generazioni e poco dalle vetero-femministe: è l’incarnazione di un femminismo temperato che rifugge la trasgressione, ma pratica l’obiettivo. Una donna moderna che non può vivere senza il suo lavoro, ma che non vuole rinunciare alla propria vita affettiva; una donna che è riuscita a conciliare la famiglia con la carriera e il successo. Da un lato, passione maniacale per il mestiere: “studio il mio personaggio fino allo spasimo, e gli do tutto di me. Non imbroglio, non tiro a campare, non do fregature”. E dolce nostalgia che la riporta, ogni volta, a casa perché “il lavoro non è mai stato l’unico motore dell’esistenza”.

Un insieme unico di semplicità e grandezza. Rinunciare e lottare per avere il privilegio di diventare ciò che si è.

* L’articolo è inserito nel volume “Le vie delle donne marchigiane. Non solo toponomastica” a cura dell’Osservatorio di genere di Macerata

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