#sanremo2017: spettatori emancipati e cultura convergente

IMG_4816.JPGl’Unità 10/02/2017 – La pietra dello scandalo di Sanremo 2017 è stato un tweet di Caterina Balivo: l’abbigliamento di Diletta Leotta, a suo dire, non era adeguato per parlare della violazione della privacy e del cyberbullismo di cui era stata vittima. Malgrado le scuse, seguite dopo le critiche piovute dal web e dagli stessi presentatori, si è aperto un dibattito infinito, dalla libertà delle donne all’uso dei social network.

Singolare che la principale polemica che ha animato la discussione dei primi giorni del festival faccia riferimento a qualcosa che è avvenuto fuori dal programma. Le chiacchiere da bar, le battute intorno al divano di casa, i commenti acidi tra amici, inondano il web e acquistano una risonanza esplosiva, rimbalzando dalla piazza mediatica allo schermo del televisore.

È questa l’involontaria trasformazione che sta travolgendo Sanremo: da programma televisivo generalista e nazionalpopolare a fenomeno mediatico che fa incontrare pubblici molto diversi, ma unanimemente convolti nel commento sfrenato. Un sadico godimento che connette chi bofonchia sbracato in poltrona a chi crea puntuti tweet virali. 

Ma non tutto il male viene per nuocere. La vita online del festival di Sanremo va ben oltre la battutaccia della Balivo. Ed è esilarante. Dai meme su Maurizio Costanzo che reagisce dopo il bacio improvvisato (come da copione) tra Robbie Williams e Maria De Filippi. Alle gif che immortalano le espressioni più imbarazzanti, dalla caramella trangugiata da Maria De Filippi allo smarrimento comico di Francesco Totti. Fino al video di Netflix, con decide di migliaia di likes e condivisioni, che ritrae un inquietante Beppe Vessicchio in versione “Stranger Things”. Senza dimenticare i post dei The Jackal, di Lercio e di Spinoza che commentano live la puntata con battute geniali.

La vita virtuale di Sanremo ci ricorda che il pubblico non è più, e forse non è mai stato, un passivo spettatore addormentato, ma un protagonista attivo ed emancipato.

Non rimane che chiedersi: senza il filtro dell’ironia social, che ne sarebbe del festival di Sanremo? Senza il divertimento che espande la narrazione oltre i ristretti confini del palco, sarebbe sopportabile il ritmo soporifero dello show?

Insomma, esiste un Sanremo bellissimo. Ma non è quello che va in onda su Rai Uno.

 

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