Sanremo e la pietra filosofale

LAPR1052.JPGl’Unità, 8/02/2017 – “Tutti cantano Sanremo”. Fin dallo slogan scelto per gli spot – riempiti di critiche per la loro evidente bruttezza – Sanremo torna a perturbare la cultura pop italiana (e noi, suoi improvvidi cantori).

Non sono bastate le catene di Sant’Antonio degli indignati girate vorticosamente sui social: “Boicottiamo Sanremo. Date da mangiare ai terremotati invece di sprecare i soldi pubblici per cachet milionari”. La dose di polemiche populiste, oltre a tranquillizzare la coscienza dei loro autori e a divertirci per la loro sfacciata banalità, hanno dato altra linfa vitale al programma più commentato della tv nazionale. Tante le volte in cui se ne sono cantati i funerali, altrettante le occasioni per risorgere dalle proprie ceneri, novella araba Fenice catodica.

Il suo elisir di lunga giovinezza – e l’edizione di quest’anno ne è l’ennesima e perfetta dimostrazione – è la composizione della totalità. All inclusive. Tutto e tutti dentro. Nessun escluso.

La ricerca della pietra filosofale della concordia, però, sarebbe impensabile senza l’alchimista perfetto: Carlo Conti. Il novello Pippo Baudo che unisce tradizione e innovazione, leggerezza e professionalità. O come direbbero gli sceneggiatori della serie tv “Boris”: “il peggior conservatorismo che si tinge di simpatia, di colore, di paillette”. Spalleggiato nella conduzione dalla sua nemesi silenziosa, Nostra Signora dell’auditel di Mediaset, Maria De Filippi. E anche le critiche sono state addomesticate: la De Filippi, con un coup de theatre da vera professionista del gradimento, non ha voluto alcun cachet.

Il processo di sintesi, il vero partito della Nazione, è compiuto. Il patto dell’Ariston e non del Nazareno: gli opposti – veterani e giovani turchi, conservatori e rivoluzionari, indignati e populisti – uniti perché “the show must go on”.

Per questo, chiunque voglia valutare – con il rigore del sismologo libero da pregiudizi – lo stato di salute della Penisola, non può esimersi dall’accendere la televisione. Perché? Perché Sanremo, e solo Sanremo, è il sismografo sociale perfetto, capace di registrare tutto lo sciame sismico dello spirito del nostro tempo (anche quelle scosse che preferiremmo non sentire).

D’altronde, “tutti sono cantati da Sanremo”.

 

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